Emiliano Brancaccio

Ricerca, didattica e divulgazione
Research, teaching and media

Nobel 2017: Thaler e le contraddizioni della “spinta gentile”

economiaepolitica.it, 10 ottobre 2017

Nobel 2017 per le scienze economiche assegnato a Richard Thaler dell’Università di Chicago, per i suoi contributi allo sviluppo dell’economia comportamentale. Una branca di ricerca promettente che tuttavia Thaler non sgancia dall’ideale normativo della teoria neoclassica, generando alcune aporie anche sul terreno delle sue proposte di politica economica. A cominciare dalla “spinta gentile” dei governi per indurre i lavoratori a risparmiare di più e a investire nel mercato azionario, della cui razionalità egli stesso ha dubitato.

di Emiliano Brancaccio

Gli appassionati di cinema lo ricorderanno per un fugace cameo ne “La grande scommessa”, discreta pellicola con velleità pedagogiche dedicata alla crisi del 2008. Intorno a un tavolo del blackjack, in un improbabile duetto con l’ex stellina della Disney Selena Gomez, un novello attore dalla chioma candida, un po’ in carne, molto rilassato, descrive con cadenza professorale un tipico esempio di comportamento irrazionale: la gente è indotta a puntare molto su quei giocatori che vincono da diverse mani, sebbene non vi sia alcun motivo di prevedere che siano destinati a spuntarla anche in futuro. Un’illusione che si riscontra sui tavoli da gioco come sui mercati finanziari, e che può creare le premesse per un tracollo economico [1].

L’attore improvvisato si chiama Richard Thaler, che per “i suoi contributi nel campo dell’economia comportamentale” è stato insignito ieri del Nobel per l’Economia 2017 [2]. Ispirato dalle ricerche di due precedenti vincitori del premio, Herbert Simon e Daniel Kahneman, Thaler è stato uno dei pionieri della ricerca psicologica applicata allo studio delle decisioni economiche.

Nell’Università di Chicago, dove insegna da anni, Thaler ha vestito per lungo tempo i panni dell’outsider: mentre Eugene Fama e gli altri suoi colleghi celebravano le teorie neoclassiche del comportamento razionale ed egoistico, lui accumulava prove che tendevano a confutarle. I suoi studi, in particolare, si sono concentrati sull’esistenza di limiti cognitivi, difficoltà di autocontrollo e condizionamenti sociali che rendono l’agire umano ben più complesso rispetto alle stilizzazioni tipiche della teoria neoclassica [….]

[…] continua su economiaepolitica.it