Emiliano Brancaccio

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“Troppe morti bianche in Italia: no alla riduzione dei controlli sulla sicurezza del lavoro”

 

Roma, 28 gen. (Labitalia-Adnkronos) – “Di sicuro, in Italia è possibile fare ulteriori passi avanti nella direzione della semplificazione burocratica. Oltretutto in Italia il quadro istituzionale fa sì che troppo spesso vi siano più decisori che si sovrappongono gli uni agli altri e quindi mettono in difficoltà le imprese”. Così l’economista Emiliano Brancaccio commenta con Labitalia la richiesta giunta da Rete Imprese Italia di proseguire nell’azione di semplificazione normativa e burocratica. “Ma devo dire -prosegue Brancaccio- che se si confonde la semplificazione con l’esigenza di ridurre quei controlli già blandi, ad esempio sul mercato del lavoro o sulla sicurezza sul lavoro, allora non sono d’accordo. Vale la pena di ricordare che il nostro -conclude l’economista- rimane un Paese che presenta un numero di morti bianche elevato rispetto al grado di sviluppo e al reddito pro capite”.

Roma, 28 gen. (Labitalia-Adnkronos) – “La precarizzazione dei rapporti di lavoro è una strada già battuta in questi anni e non ha prodotto risultati sull’occupazione”. Lo dice a Labitalia l’economista Emiliano Brancaccio, ricercatore all’Università del Sannio.  “Il presidente del Consiglio Monti -aggiunge Brancaccio- vorrebbe riformare la legge Fornero riducendo quei pochi vincoli che sono stati introdotti, e rendendola ancora più pesante dal punto di vista della precarietà del lavoro. Sotto questo aspetto, Monti e la Fornero, che mi risultano essere valenti economisti, sanno bene che in base alle ricerche degli ultimi 20 anni (e parlo di Ocse e Fmi) non è possibile stabilire nessuna relazione tra aumento della precarizzazione dei contratti di lavoro e aumento dell’occupazione”.”Le imprese assumono se c’è domanda di merci: questa è la base fondante delle scelte di assunzione delle imprese”, osserva Brancaccio che sottolinea come invece la precarizzazione abbia “effetto invece sui salari, deprimendo il potere contrattuale dei lavoratori”.

Roma, 28 gen. (Labitalia-Adnkronos) – Emiliano Brancaccio, economista ricercatore all’Università del Sannio di Benevento, parla con Labitalia delle agende economiche presentate in questi giorni, l’ultima delle quali è quella odierna di Rete Imprese Italia. Quello che “rimane in sospeso in queste discussioni -avverte il professore- è il quadro macroeconomico in cui si collocano queste proposte”. “In una situazione in cui si impone il pareggio di bilancio sia pure strutturale, il rischio -aggiunge- è che tutte queste misure diventino quantitavamente irrilevanti su una realtà che vede il numero delle sofferenze bancarie e dei fallimenti aziendali salire a livelli vertiginosi come non si vedeva dal secondo dopoguerra”. Per Brancaccio, “ridurre il peso dei carichi fiscali sui soggetti effettivamente produttori è un’opzione sensata, come la riduzione dei carichi fiscali sul lavoro, diventati insostenibili”. Ma c’è il pericolo che “nel quadro macroeconomico in cui ci troviamo misure di questo genere diventino scarsamente incisive in una situazione che non è esagerato definire drammatica”. Sulle aliquote Irpef, dice Brancaccio, si può e si deve “ripristinare un maggiore grado di progressività, molto ridotto in questa fase storica in Italia”. Ma se vogliamo rispettare il dettato costituzionale -aggiunge- sarebbe opportuno ridistribuire i carichi fiscali non solo sull’Irpef che incide in misura non completa sulla platea dei contribuenti, ma anche introducendo delle misure oggi genericamente dette ‘patrimoniali’, che potrebbero individuare delle basi imponibili non individuabili attraverso la sola Irpef”. Questo è un aspetto che Brancaccio condivide del ‘Piano lavoro’ della Cgil. Meno d’accordo, invece, sulle cifre che la Cgil ha previsto (60 miliardi in 3 anni) per la manovra. “Se da un lato condivido la composizione degli interventi -osserva Brancaccio- dall’altro lato ritengo che l’inziativa della Cgil per certi versi presenti un elemento di debolezza comune con i programmi presentati dalle altre parti sociali, che a mio avviso risiede nei saldi totali e nella lettura macroeconomica della situazione. All’interno dei vincoli di bilancio che ci siamo imposti, temo che non solo non vedremo ripresa nel 2013 ma stando ai dati del Fmi, non è detto che la vedremo nel 2014. In uno scenario del genere, ragionare a pareggio di bilancio dato è a dir poco discutibile”.”Nel primo Consiglio dei ministri -conclude Brancaccio- credo si debba mettere in chiaro quale dovrà essere la strategia politica nazionale che si vuole adottare al primo tavolo delle trattative europee, dopo gli esiti deludenti della linea Monti. E’ questa la vera questione dirimente, il tema fondamentale che invece non sta entrando nella campagna elettorale”.