Catastrofisti a caccia di sussidi

il manifesto, 15 settembre 2026

«Gli spiriti che ho evocato, non riesco più a liberarmene». C’è molto dell’apprendista stregone di Goethe, in questi padroni dell’AI americana che lanciano l’allarme sulla loro creatura.

Monito tutt’altro che infondato, beninteso. Non occorre evocare l’estinzione del genere umano per ammettere che l’AI sta già aumentando i rischi di attacchi informatici, manipolazioni delle masse, scontri militari incontrollati. Dario Amodei, capo di Anthropic, ha chiesto di rallentare la corsa. Sam Altman gli ha dato ragione. Elon Musk pure.

Osservandoci dai loro bunker dorati, può darsi che siano sinceramente preoccupati per noi. Tuttavia, quando gli allarmi vengono dalle segrete stanze del capitale, applicare la regola del sospetto non significa cadere in becero complottismo. Seguire il denaro, come sempre, aiuta a capire qualcosa di più […]

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La danza salottiera tra padroni e impresentabili

il manifesto, 6 settembre 2026

 

“[..] «Siamo qui, dunque siamo importanti». È dai tempi gloriosi del salotto parigino di Madame de Staël che il cerimoniale svolge la sua funzione. Da Davos a Cernobbio, essere invitati ai forum dell’establishment significa essere riconosciuti dai vertici del potere capitalistico. Obiettivo vitale soprattutto per chi, fino a ieri, era considerato «feccia impresentabile».

Vannacci che discetta con Monti all’Ambrosetti, sulle placide sponde del lago di Como, potrà dunque apparire un po’ grottesco agli occhi dei candidi che non abbiano contezza della fase. Di sicuro non è una novità della storia. [..]”

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Brancaccio su ‘Rinascita’: “Il problema non è il woke, è il liberalismo”

Rinascita, 3 settembre 2026

“..Rispetto molto i colleghi Galli e Cacciari, ma non credo che ridurre questi temi cruciali a “sovrastruttura” o a mero vezzo foucaultiano aiuti la discussione. La verità è che, nelle sue radici originarie, il “woke” può esser pienamente integrato nella moderna critica marxista del capitalismo..”

“..Tra le file del “woke” esistono sia personalità intelligenti che ottuse, come del resto anche tra i marxisti. Cancellare dai piani di studio Aristotele perché era schiavista sarebbe orrido fanatismo. Altra cosa sarebbe se i programmi partissero proprio dallo studio dell’aristotelico “schiavo per natura”, per situare subito il filosofo greco nell’ordine stringente dei rapporti di potere del suo tempo. Alle militanti woke dico che abbiamo bisogno non di “cancel culture” ma della forza sovversiva di quella che un tempo si definiva “storia sociale”, inclusa la “storia sociale della filosofia..”

“..Il woke nasce dai ghetti, come movimento di strada contro soprusi e violenze degli apparati di potere, e si è incrociato più volte con le lotte per il lavoro, l’assistenza sanitaria, i servizi sociali. Certo, i liberali hanno lavorato per egemonizzare il movimento e disinnescare la sua carica dirompente [..] Nei movimenti, americani ed europei, molti hanno assecondato questa “normalizzazione” liberale, in base all’idea che i temi della lotta di classe fossero ormai superati e che fosse più efficace puntare solo sulle battaglie contro le discriminazioni razziali, sessuali e di genere. Una scommessa perdente. Il woke ha perso slancio, diventando una caricatura di sé stesso, proprio perché si è agganciato a un’ideologia liberale che si stava avviando verso una crisi profondissima e irreversibile..”

“..nella discussione di questa estate mi sembra che sia mancata proprio una percezione della tendenza storica. La contrapposizione che è emersa dal dibattito, tra il “woke” dei diritti civili e un imprecisato “marxismo” dei diritti sociali, non fa i conti con la contraddizione mortale in cui sta cadendo il liberalismo. E con l’enorme spazio politico che questa crisi liberale sta aprendo..”

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