“Basta con la retorica sul whatever it takes: Draghi alla Bce strozzò la Grecia”

TPI The Post Internazionale – 4 giugno 2021

Intervista a Emiliano Brancaccio: “Draghi minacciò di interrompere l’erogazione di liquidità fin quando il riottoso governo greco non avesse fatto ciò che la Troika richiedeva, contro la volontà popolare. Una politica chiaramente anti-democratica. Ma Draghi è stato solo uno dei tanti esecutori di questa dottrina nefasta, che purtroppo è stata prevalente nel corso di quegli anni e che rischia di ripresentarsi appena lo shock pandemico sarà dimenticato”.

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Brancaccio sul manifesto: “Il blocco dei licenziamenti blocca ben poco”

il manifesto, 30 maggio 2021

“Draghi ha dichiarato che la legislazione del lavoro protegge i garantiti e pregiudica l’efficienza e la crescita. Sembrano i discorsi che faceva dieci anni fa quando era appena entrato in Bce. Da allora deve avere avuto molto da fare e letto poca ricerca scientifica. Forse non si è accorto che la sua tesi è stata ampiamente smentita”.

“Sul Recovery Plan è in atto una di quelle operazioni descritte da Guy Debord. Pura società dello spettacolo. Una narrativa sganciata dalla realtà.”

“Non intendo negare il diritto alla speranza. Credo però sia più importante il diritto alla conoscenza. Nel mezzo di una zuccherosa falsa rappresentazione del reale talvolta serve rimarcare qualche crudo fatto”.

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Brancaccio sul Foglio: “Il blocco dei licenziamenti crea disoccupazione? Non è provato”

Stralci da un’intervista a Emiliano Brancaccio su Il Foglio, 29 maggio 2021

Blocco dei licenziamenti, come uscirne nel modo migliore? Fine agosto o fine giugno?

Meglio fine agosto, ma a livello macroeconomico il tema non è decisivo, una differenza di due mesi è quasi insignificante.

A ritroso, avrebbe consigliato nel marzo 2020 di attivare il blocco dei licenziamenti? E di rinnovarlo fino all’estate 2021?

Gli economisti contrari al blocco dei licenziamenti ritengono che questo genere di lacci legislativi renda inefficiente il funzionamento dell’economia, impedisca la “distruzione creatrice” del libero mercato e alla fine faccia danni alla crescita e all’occupazione. Teoria elegante e di successo, che però viene spesso smentita dalle evidenze empiriche.

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“Liberismo xenofobo”: la dottrina delle nuove alleanze politiche è priva di basi scientifiche

Econopoly – Il Sole 24 Ore, 13 maggio 2021

di Emiliano Brancaccio, Andrea Califano, Fabiana De Cristofaro

Tutti riconoscono che una crisi della globalizzazione è in atto, ma quasi nessuno nota che questa crisi è marcatamente asimmetrica. Le restrizioni alla libertà di movimento internazionale, attuate in questi anni da moltissimi paesi, hanno infatti riguardato le merci e soprattutto le persone mentre non hanno quasi mai toccato gli spostamenti di capitali. Questa forma di “liberismo xenofobo”, accondiscendente verso i movimenti di capitali e repressiva verso i movimenti di persone, gode oggi di grande successo politico e potrebbe costituire il principale collante di inedite alleanze strategiche tra i partiti dell’establishment liberale e le destre nazionaliste. Bisogna comprendere, tuttavia, che questa nuova dottrina emergente è profondamente irrazionale, priva di basi scientifiche. Una critica a partire dai risultati di un paper recente pubblicato sullo European Journal of Economics and Economic policies.

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Should we control capital rather than immigration?

EJEEP – European Journal of Economics and Economic Policies. Intervention
Published in Print: March 2021 – DOI: 10.4337/ejeep.2021.0074

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Migrant inflows, capital outflows, growth and distribution:
should we control capital rather than immigration?

Emiliano Brancaccio, Andrea Califano, Fabiana De Cristofaro *

Abstract. Liberalization policies of international movements of capital and labour have represented a crucial feature of the so-called “globalization” era. More recently, however, several restrictions on migratory movements have been adopted to face the alleged negative effects of immigration. On the contrary, free movement of capital has almost always been preserved. This paper aims at verifying whether this current framework of international economic policy can be justified in economic terms. We propose an unprecedented direct comparison between the macroeconomic and distributive impacts of “extreme” episodes of net capital outflows and net migrant inflows in OECD countries between 1970 and 2016. Applying a fixed effects approach and an event-study approach, we show that GDP growth and functional income distribution have null or even positive statistical relationships with immigration, while they have largely negative statistical relationships with capital flights. More specifically, extreme migrant inflows are not related or in some cases positively related with real GDP growth, real GDP per capita growth and the wage share, while extreme capital outflows are negatively related with real GDP growth and real GDP per capita growth. These results contrast with current policy agendas and seem to suggest that controls should concern capital movements rather than migratory flows of people.

JEL classification: F21, F22, F32, F62, F68.

Keywords: migrant inflows, capital outflows, GDP growth, GDP per capita, wage share, controls of capital movement or immigration.

* Emiliano Brancaccio (Università del Sannio, Benevento, Italy). Andrea Califano (Università di Milano, Italy), Fabiana De Cristofaro (Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa, Italy). We would like to thank Eduardo A. Cavallo, Giorgio Fagiolo, Gennaro Zezza and two anonymous reviewers for their useful comments and suggestions. The usual discalimers apply.

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