Sur la proposition de Mélenchon

Institut La Boetie, 30 Mai 2026

Brancaccio: “…La proposition de Mélelchon est très intéressante, rationale, dans l’ordre des choses. Mais il y a un problème qu’il faut régler…”

 

“…Mélenchon a dit que une politique anti-chinoise a priori serait erronée. Il a dit que serait opportun de ne pas rompre les relations avec la Chine. Mais peut-être de maintenir ouvert le canal des relations commerciales, culturelles et politique avec la Chine. Je trouve que c’est une proposition raisonnable. Je dis qu’il peut être judicieux d’ouvrir la voie à la France et à l’Europe vers un système de relations internationales un peu différent, un peu moins lié à la relation, de plus en plus coûteuse, avec les États-Unis. C’est une voie sensée, rationnel, dans l’ordre des choses. Mais je soulève ici un problème, qui est tout aussi objectif et qui doit être abordé, si nous voulons développer la thèse de Mélenchon. Le problème est que, surtout ces dernières années, notre déficit commercial avec la Chine ne cesse de croître. Nous importons beaucoup, nous exportons moins…” (extraits du discours d’Emiliano Brancaccio à l’initiative ‘Chine/États-Unis : comment assurer notre souveraineté économique en France et en Europe ?’, avec Jean Luc Mèlenchon, James Galbraith, Clémence Guetté, Eric Berr – Institut La Boétie, Maison de la chimie, Paris, 30 mai 2026)

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Le programme: 10h – Introductions par Jean-Luc Mélenchon et Éric Berr. 11h – Chine/États-Unis : face à l’émergence d’un nouvel ordre économique international, comment assurer notre souveraineté économique ? Emiliano Brancaccio, (Université de Naples Federico II), James Kenneth Galbraith, (Université du Texas à Austin), Clémence Guetté (vice-présidente de l’Assemblée nationale française). Animation : Eva Moysan, Alternatives économique.

Maison de la chimie, Amphithéâtre Bernard Bigot – 28 rue Saint-Dominique, 75007 Paris

Institut La Boetie

 

Geopolitica e tendenze del capitalismo: seminario con Lucio Caracciolo

Università Federico II, 14 maggio 2026

      

Quali cause e implicazioni delle guerre in corso? Quali prospettive per la pace? Quale ruolo per l’Italia? GEOPOLITICA E TENDENZE DEL CAPITALISMO. UNA DISCUSSIONE INTORNO AL VOLUME ‘LIBERCOMUNISMO’. Un confronto di idee sull’attualità internazionale e sui metodi della geopolitica e dell’economia politica. Con LUCIO CARACCIOLO, direttore di Limes, rivista italiana di geopolitica. Partecipano: VALERIA MARZOCCO, ALBERTO LUCARELLI, MARCO MUSELLA ed EMILIANO BRANCACCIO, autore del volume.

** video del dibattito sul canale youtube della Federico II **

“[..] Sparta era declinante? Gli Stati Uniti sono declinanti? Ecco, se io non approfondisco i significati strutturali, spazio-temporali, di questi termini, che sono radicalmente diversi, se cioè io evito di legare tra loro i fotogrammi, ebbene allora potrò dire con una certa disinvoltura che il declino spartano e il declino americano presentano un’analogia, e quindi, per esempio, che presentano una comune trappola verso la guerra. Che magari questa previsione è anche azzeccata. Ma se pretendo di tirar fuori una tale congettura dalla sovrapposizione di due modi di produzione che più distanti tra loro non si può, io non ci sto capendo nulla. Sto solo gettando elegantemente una monetina in aria. Cioè io sto facendo “non scienza” [..]” (Emiliano Brancaccio)

“[..] Emiliano si aspetta che io sia in disaccordo con lui. Devo deluderlo, perché io sono quasi completamente d’accordo con tutto quello che ha detto. Salvo la parola ‘scienza’ [..] Il principio primo della geopolitica è che si espone, non si impone. Quindi per definizione non può essere una scienza [..]” (Lucio Caracciolo)

“[..] Come vedi, caro Lucio, anche dalle sollecitazioni degli studenti siamo costretti a parlare di nuovo di ‘scienza’ [..]” (Emiliano Brancaccio)

“[..] Possiamo concludere che questa è l’università che ci piace [..]” (Alberto Lucarelli)

 

 

 

 

 

 

 

 

Stesso letto, sogni diversi

il manifesto, 14 maggio 2026

“…Vari commentatori tuttora si illudono che l’attacco all’Iran riguardi semplicemente l’uranio in mano ai pasdaran. E che il blocco di Hormuz sia solo una spiacevole eterogenesi della contesa. La verità è un’altra. La battaglia sullo stretto è parte di un disegno più grande e temerario. Da tempo, americani e alleati cercano di compensare la debolezza economica con la forza piratesca delle milizie…”

link all’articolo sul manifesto