Ignazio Visco su “Le condizioni economiche per la pace”

 

 

 

 

 

 

 

 

IGNAZIO VISCO, ex Governatore della Banca d’Italia e attuale Governatore onorario, interverrà su “Le condizioni economiche per la pace”: una discussione intorno al nuovo libro di Emiliano Brancaccio. MERCOLEDI 18 SETTEMBRE 2024 ore 17 presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici a Palazzo Serra di Cassano, Napoli.

 

Lavoratori poveri, donatori anonimi dei padroni

il manifesto, 16 maggio 2024

“…Qualcuno ha osservato, giustamente, che i lavoratori poveri sono diventati i maggiori filantropi della nostra società: sopportano le privazioni in modo che l’inflazione non cresca troppo e i profitti delle azioni siano sempre più alti. Essere un lavoratore povero significa essere un donatore anonimo, a favore dei padroni…”

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Il referendum, il Jobs Act e l’imbroglio dello stregone

il manifesto, 8 maggio 2024

 

 

 

 

 

 

 

 

“…Ma allora, se sgombriamo il campo dalle risibili stregonerie renziane, qual è la realtà dei fatti? Esistono prove scientifiche della tesi secondo cui la precarietà del lavoro crea occupazione? La risposta è: no. Una recente-meta analisi ha mostrato che l’88 percento di tutte le ricerche pubblicate su riviste di rango internazionale nega l’esistenza di relazioni statistiche significative tra precarizzazione dei contratti e crescita dell’occupazione. Il riscontro è così schiacciante che persino le grandi istituzioni propugnatrici della flessibilità del lavoro hanno dovuto prenderne atto. In vari rapporti del Fondo Monetario Internazionale, dell’Ocse e della Banca Mondiale si legge testualmente che…”

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“Immaturi non sono gli studenti ma i docenti che approvano i manganelli”

 

l’Unità, 18 aprile 2024

“..Le azioni di protesta contro la carneficina di palestinesi ad opera del governo israeliano sono condivise da spezzoni rilevanti delle comunità ebraiche, dagli Stati Uniti, al Regno Unito, alla Francia. Persino il quotidiano israeliano Hareetz riconosce che ci sono ragioni nelle critiche agli accordi delle università con il governo israeliano. Se i commentatori pro-Netanyahu sono arrivati all’accusa di antisemitismo, vuol dire stanno pescando dal fondo del barile delle loro poche idee confuse..”

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