“G8 di Genova, momento profetico della morte della democrazia liberale”

Senato, sala Atti parlamentari, 23 luglio 2026

“[..] Che cosa è stata Genova. Cosa ha rappresentato, cosa ha incarnato, e soprattutto cosa ha preannunciato. Sappiamo che è stata definita da Amnesty International come “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Sappiamo dalla Corte di Cassazione che è stata “una sorta di ‘carta bianca’” nell’uso della violenza da parte delle forze dell’ordine, e una “consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio ai danni degli arrestati”. E sappiamo, dalla Corte europea dei diritti, che a Genova è stata praticata la “tortura”. Insomma, una “macelleria”, una “mattanza”, come è stata variamente e giustamente definita. Però Genova non è stata solo questo attimo terrificante, non è stata solo questo momento di orrore nella storia politica e sociale italiana. E’ stata anche qualcosa di più. Perché, se leggiamo Genova in retrospettiva, ebbene scopriamo che in realtà, in profondità, Genova è stata anche segno annunciatore, indizio premonitore, diciamo pure momento profetico, di una tendenza storica generale. Vale a dire, Genova è stata in un certo senso Cassandra premonitrice di una tendenza storica, verso l’erosione, diciamo pure verso la potenziale distruzione, dei diritti basilari della cosiddetta democrazia liberale. Tendenza, ahinoi, comprovata dai dati. Basta guardare, per esempio, i numeri del celebre V-Dem Institute dell’Università di Göteborg. I dati ci dicono che, a partire dall’inizio di questo secolo […]

(stralci dalla relazione di Emiliano Brancaccio all’iniziativa ‘Vento a 25. Genova soffia ancora’, organizzata presso il Senato, sala degli Atti parlamentari, il 23 luglio 2026).

 

Link all’intervista su Sole 24 Ore tv

Brancaccio: “Grazia a Roggero? Sia chiesta anche per Battisti”

Contropiano.org, 23 luglio 2026

Il professore della Federico II aderisce all’iniziativa di Contropiano.org, che in risposta alla campagna del governo per la grazia a Mario Roggero propone la grazia pure per Cesare Battisti, attualmente all’ergastolo anche per il coinvolgimento con i “proletari armati per il comunismo” nell’omicidio del gioielliere Pier Luigi Torregiani, accusato di avere ucciso un rapinatore.

“[..] potrebbe rivelarsi un modo per sottrarre l’istituto della grazia presidenziale dalle pressioni politiche del governo. Consentirebbe di chiarire che l’eventuale grazia dei condannati non ha nulla a che fare con la legittimazione né di chi spara compiendo una violenza privata in difesa della proprietà né di chi spara in nome di una violenza politica che vorrebbe vendicare quella violenza privata. Salverebbe l’istituto della grazia dal rischio che venga interpretato come un “liberi tutti”, un incitamento ad armarsi e a farsi giustizia da soli. E aiuterebbe a disinnescare le provocazioni delle destre, che ogni giorno che passa ci fanno compiere un piccolo passo avanti verso una nuova, nera notte della repubblica. [..]”

Intervista su Contropiano.org

L’agenda atlantica si può strappare

il manifesto, 11 luglio 2026

        

Gli impegni NATO di spesa militare porteranno allo scasso dei conti pubblici e del welfare. Siamo dinanzi a un “pilota automatico” o possiamo sganciarci dal treno in corsa del riarmo? Ne vogliamo discutere?

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Per un’istituzione che pochi anni fa Trump considerava «obsolescente» e Macron reputava affetta da «morte cerebrale», la Nato sta dando prova di inattesa resilienza. Ad Ankara i membri dell’alleanza atlantica hanno tutti ribadito l’obiettivo cruciale: la cosiddetta spesa per la difesa deve salire al 5 percento del Pil entro il 2035, un incremento complessivo di oltre 1200 miliardi di dollari.

Nel caso dell’Italia, Meloni e Giorgetti avevano già assunto l’impegno di portare la spesa militare al 2,5 percento del Pil nel 2028, un aumento di ben 40 miliardi rispetto al 2020. Ma non basta. Al vertice Nato, Meloni ha dovuto ribadire il target del 5 percento, che porterà il finanziamento della difesa su un picco da 150 miliardi. Per avere un ordine di grandezza, si tratterebbe del più vertiginoso incremento mai registrato da una specifica voce di spesa pubblica dal dopoguerra ad oggi, un multiplo del tanto lamentato aumento dell’onere pensionistico. La spesa complessiva per la difesa supererebbe anche il tetto del 4 percento raggiunto nel 1952, in piena guerra fredda. Utilizzando le stime dell’Ageing Report della Commissione Ue, il bilancio della difesa diventerebbe tre volte più grande della spesa per l’assistenza, una volta e mezzo più grande della spesa per l’istruzione, quasi uguale alla spesa sanitaria […]

link all’articolo completo sul manifesto

Brancaccio: “Destra e liberali contro i migranti. Ma bisogna bloccare i flussi di capitali, non di persone”

l’Unità, 4 luglio 2026

 

“…Sul Corsera, Aldo Cazzullo ha parlato con disinvoltura di ‘dumping sociale’ causato dall’immigrazione. E non è l’unico. Pezzi di mondo liberale si stanno appropriando di alcune falsificazioni tipiche dei movimenti reazionari. Non vorrei sembrare malizioso, ma somigliano molto a prove di dialogo politico. Mi pare l’ennesimo segno della crisi profonda in cui oggi versa il liberalismo…”

“…Vannacci è solo l’ennesimo cavalier servente dei più retrivi interessi padronali…”

(link all’intervista completa)

‘LIBERCOMUNISMO’ CON MICHELE SANTORO

Servizio Pubblico, 28 giugno 2026

 

SANTORO: Dal punto di vista dell’informazione, se c’è un monopolio finanziario che governa le maggiori aziende della comunicazione, questo significa che l’idea che avevamo noi, dei giornali che dovevano essere scevri da conflitti d’interesse, è andata a farsi fottere, per dirla in poche parole…

BRANCACCIO: Infatti il caso dell’informazione è emblematico. I processi di concentrazione finanziaria sono accompagnati da una corrispondente tendenza alla monopolizzazione del mercato dell’informazione, che ha degli effetti diretti sul processo democratico. Ricordiamo che tra gli indici di democrazia c’è anche il grado di pluralismo dell’informazione, che in questi anni precipita. E precipita proprio a seguito della centralizzazione capitalistica. Quindi vediamo che esiste un collegamento: tra la tendenza alla centralizzazione dei capitali in sempre meno mani e la tendenza alla crisi democratica. Insomma, i giganti del capitale cominciano a vedere la democrazia come un orpello, come un fastidio. A partire dal pluralismo dell’informazione.

Link alla trasmissione su ‘Servizio Pubblico’