La vittoria presenta il conto alle opposizioni

il manifesto, 27 marzo 2026

Il Sì dei quartieri ricchi voleva essere l’inizio di una nuova stagione, diciamo pure di «liberismo illiberale», in cui i padroni potessero avere mani più libere anche dinanzi alla legge e ai giudici. Ebbene, il progetto di questa «ztl padronale» è uscito severamente sconfitto dal referendum. Sarebbe un’occasione, ma per costruire una credibile alternativa politica la strada è impervia. Tra gli ostacoli: il populismo proprietario ancora vivo tra i pentastellati e il bellicismo imperiale tuttora infrattato tra i democratici.

LA VITTORIA PRESENTA IL CONTO ALLE OPPOSIZIONI

“È stato detto che bisogna avere caos dentro per generare una stella danzante. È un’immagine che descrive bene l’Italia di questi giorni. Il tentativo di Meloni e accoliti di assoggettare anche il potere giudiziario al governo è stato affossato dalla vittoria del no al referendum. Ma come si possa trarre dal magma di opposizioni alla riforma una precisa alternativa politica, resta ancora ostico da decifrare. Dal caleidoscopio di moventi che hanno decretato la vittoria del No, di sicuro emergono due dati cristallini […]”

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Se il conflitto fa scoppiare la bolla

il manifesto, 10 marzo 2026

“..la presidenza Trump farà di tutto per scongiurare un crollo di borsa. Dopo avere attaccato la corte suprema e il congresso, tornerà alla carica contro la banca centrale per esigere credito facile e abbondante, per tutti i «rialzisti» di buona volontà che vorranno continuare a gonfiare la bolla dei prezzi azionari.

Nella crisi dell’impero, il gioco di scommesse da finanziario dunque si estende, diventa politico e poi addirittura costituzionale: mettere sul piatto tutto, anche i tradizionali contro-poteri della democrazia liberale, pur di perpetuare l’equilibrismo dell’America sul filo della storia, tra consenso interno ed egemonia esterna..”

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“L’attacco all’Iran è la nuova scommessa capitalista di Trump e soci”

l’Unità,  7 marzo 2026

“..I dati del Bureau of Economic Analysis ci dicono che, fino alla grande recessione mondiale, per i soli interventi militari all’estero calcolati fuori bilancio gli Stati Uniti riuscivano a spendere oltre l’uno percento del Pil. Oggi sono scesi allo zero virgola uno, cioè un crollo del novanta percento. Questo spiega, tra l’altro, la mutata natura delle aggressioni americane: un tempo erano vere e proprie invasioni, oggi si limitano a bombardamenti affiancati alle lusinghe delle spie verso i corrotti dei regimi avversi. E’ un altro modo di dominare, con molti più vincoli, per certi versi più disperato. Questo spiega anche la smania con cui Trump pretende sostegno dai vecchi vassalli europei..”

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“LIBERCOMUNISMO” SU RAI CULTURA

Rai Cultura, 6 marzo 2026

“…Questo libretto chiarisce anche una interessante contraddizione in cui sono caduti i liberali. Che hanno per lungo tempo favorito i processi di concentrazione del potere economico determinati dalla centralizzazione dei capitali. Ora però scoprono che il capitale centralizzato punta a concentrare anche il potere politico attraverso riforme più o meno surrettiziamente autoritarie. E così, dopo aver distrutto le socialdemocrazie, punta a mettere in crisi anche l’assetto delle democrazie liberali. In sostanza, i liberali si sono un po’ scavati la fossa…”

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“LIBERCOMUNISMO” A “QUANTE STORIE”

Quante Storie – Rai Tre, 5 marzo 2026

“..Contro i processi di concentrazione del potere economico e politico in sempre meno mani possiamo seguire due strade. La via liberale consiste nel proseguire con l’anti-trust, un’opzione ampiamente sperimentata che si è rivelata inefficace: i dati indicano che non ha bloccato la tendenza. L’altra via consiste nell’aggiornamento e nel rilancio di un tabù, che possiamo anche definire ‘comunista’, e che consiste nell’esproprio del grande capitale centralizzato..”.

Emiliano Brancaccio, Stefano Feltri e Giorgio Zanchini su guerra, tecno-oligarchie e pianificazione a “Quante storie” su Rai Tre, in occasione della presentazione del libro “Libercomunismo” (Feltrinelli 2026).

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