Brancaccio: “L’alternativa a Meloni? Stop al riarmo e alle regalie a imprese inefficienti e abbiamo 70 miliardi per modernizzare il paese”

l’Unità, 10 aprile 2026

Fuori dai progetti neo-imperiali, meno regalie al capitale privato e più vincoli alle imprese su salari, salute e ambiente: si può liberare un enorme potenziale di sviluppo, a beneficio della collettività e non più dei soliti noti

Dopo la sconfitta referendaria, Giorgia Meloni e il suo governo si presentano in parlamento in affanno. Le opposizioni intravedono l’occasione di una svolta, ma quale può essere il programma, quali i concreti obiettivi di una possibile alternativa al governo delle destre? Ne discutiamo con Emiliano Brancaccio, docente di economia politica alla Federico II, autore di Libercomunismo, uscito con Feltrinelli, e di un editoriale sul manifesto che sta facendo discutere.

Professor Brancaccio, come giudica l’informativa della premier in parlamento?

Ricordo che fino a poco tempo fa Meloni sponsorizzava Trump per il Nobel per la pace e il vicepremier Salvini si dichiarava orgoglioso di stringere la mano a Netanyahu durante il massacro di Gaza. Se oggi gli Stati Uniti e Israele insistono con le loro azioni devastatrici, è anche a causa di queste forme di subalternità da parte dell’Italia e di altri paesi compiacenti. Al di là della questione giustizia, il referendum ha lanciato un messaggio contro questa disastrosa politica estera, che sta avendo pesanti ricadute anche sulla politica economica. Un’autocritica da parte di Meloni sarebbe stata opportuna. Non è arrivata.

In effetti, il nodo della politica economica si annuncia il più difficile di tutti. Meloni dice che ha fatto tutto il possibile contro il caro-bollette..

Gli interventi del governo sono regressivi, aiutano ricchi e poveri allo stesso modo e quindi in proporzione favoriscono i ricchi. Così non va bene.

Meloni però dice che le opposizioni non hanno un programma alternativo. In effetti già litigano sulla patrimoniale, Giuseppe Conte non la vuole..

Le opposizioni dovrebbero partire dalla realtà dei fatti […]

(Link all’intervista completa di U. de Giovannangeli su l’Unità)

La vittoria presenta il conto alle opposizioni

il manifesto, 27 marzo 2026

Il Sì dei quartieri ricchi voleva essere l’inizio di una nuova stagione, diciamo pure di «liberismo illiberale», in cui i padroni potessero avere mani più libere anche dinanzi alla legge e ai giudici. Ebbene, il progetto di questa «ztl padronale» è uscito severamente sconfitto dal referendum. Sarebbe un’occasione, ma per costruire una credibile alternativa politica la strada è impervia. Tra gli ostacoli: il populismo proprietario ancora vivo tra i pentastellati e il bellicismo imperiale tuttora infrattato tra i democratici.

LA VITTORIA PRESENTA IL CONTO ALLE OPPOSIZIONI

“È stato detto che bisogna avere caos dentro per generare una stella danzante. È un’immagine che descrive bene l’Italia di questi giorni. Il tentativo di Meloni e accoliti di assoggettare anche il potere giudiziario al governo è stato affossato dalla vittoria del no al referendum. Ma come si possa trarre dal magma di opposizioni alla riforma una precisa alternativa politica, resta ancora ostico da decifrare. Dal caleidoscopio di moventi che hanno decretato la vittoria del No, di sicuro emergono due dati cristallini […]”

link all’articolo completo sul manifesto

Se il conflitto fa scoppiare la bolla

il manifesto, 10 marzo 2026

“..la presidenza Trump farà di tutto per scongiurare un crollo di borsa. Dopo avere attaccato la corte suprema e il congresso, tornerà alla carica contro la banca centrale per esigere credito facile e abbondante, per tutti i «rialzisti» di buona volontà che vorranno continuare a gonfiare la bolla dei prezzi azionari.

Nella crisi dell’impero, il gioco di scommesse da finanziario dunque si estende, diventa politico e poi addirittura costituzionale: mettere sul piatto tutto, anche i tradizionali contro-poteri della democrazia liberale, pur di perpetuare l’equilibrismo dell’America sul filo della storia, tra consenso interno ed egemonia esterna..”

link all’articolo completo sul manifesto

“L’attacco all’Iran è la nuova scommessa capitalista di Trump e soci”

l’Unità,  7 marzo 2026

“..I dati del Bureau of Economic Analysis ci dicono che, fino alla grande recessione mondiale, per i soli interventi militari all’estero calcolati fuori bilancio gli Stati Uniti riuscivano a spendere oltre l’uno percento del Pil. Oggi sono scesi allo zero virgola uno, cioè un crollo del novanta percento. Questo spiega, tra l’altro, la mutata natura delle aggressioni americane: un tempo erano vere e proprie invasioni, oggi si limitano a bombardamenti affiancati alle lusinghe delle spie verso i corrotti dei regimi avversi. E’ un altro modo di dominare, con molti più vincoli, per certi versi più disperato. Questo spiega anche la smania con cui Trump pretende sostegno dai vecchi vassalli europei..”

Link all’intervista completa su l’Unità

“LIBERCOMUNISMO” SU RAI CULTURA

Rai Cultura, 6 marzo 2026

“…Questo libretto chiarisce anche una interessante contraddizione in cui sono caduti i liberali. Che hanno per lungo tempo favorito i processi di concentrazione del potere economico determinati dalla centralizzazione dei capitali. Ora però scoprono che il capitale centralizzato punta a concentrare anche il potere politico attraverso riforme più o meno surrettiziamente autoritarie. E così, dopo aver distrutto le socialdemocrazie, punta a mettere in crisi anche l’assetto delle democrazie liberali. In sostanza, i liberali si sono un po’ scavati la fossa…”

link al video su Rai Cultura