Un ricordo di Alberto Alesina

l’Espresso, 25 maggio 2020

di Emiliano Brancaccio

Un disaccordo su tutta la linea politica, dall’austerity all’eredità di Berlinguer, ma più di un’assonanza sul metodo della ricerca scientifica. Il celebrato economista di Harvard ed editorialista del Corsera, scomparso oggi, nel ricordo di un dibattito in Bocconi con un suo critico marxista.

“Dici cose che fanno riflettere, non credere che non ti capisca”. E io: “Non lo credo affatto. Dai vostri editoriali non si evince, ma so che siete stati estimatori di Marx ed Engels”. Sorrise divertito, come fosse stato colto in flagranza.

Fu questo lo scambio con cui io e Alberto Alesina ci salutammo, nell’unica occasione che avemmo di dialogare dal vivo. Era il febbraio 2019, in Bocconi. Ero stato gentilmente invitato da Francesco Giavazzi a discutere di “Austerità”, l’ultimo successo editoriale che lui e Alesina avevano firmato assieme a Carlo Favero. Al dibattito partecipavano anche Mario Monti, Ferruccio de Bortoli e Veronica de Romanis. Il momento dialettico della serata, tuttavia, lo ebbi proprio con Alesina.

Nell’occasione sostenni che Alesina, Favero e Giavazzi avevano torto nel ritenere che una politica restrittiva basata sul taglio della spesa pubblica più che sull’aumento delle tasse avrebbe aiutato l’Europa a uscire dall’ultima crisi. Spiegai che aveva invece ragione Olivier Blanchard a denunciare una sottovalutazione degli effetti depressivi delle politiche di austerity. Aggiunsi che la restrizione dal lato della spesa suggerita da Alesina e dai suoi coautori sarebbe stata persino più dannosa di quella dal lato delle tasse effettuata dal governo Monti (che provocatoriamente denominai “austerità keynesiana”). Infine, dichiarai che il tentativo degli autori di mettere Enrico Berlinguer dal lato dei propugnatori dell’austerity non mi persuadeva. Quella evocata nel 1977 da Berlinguer, a mio avviso, era un’altra austerità: anch’essa criticabile ma incommensurabilmente diversa dalla loro.

Dopo il mio intervento de Bortoli si dichiarò “colpevole” di aver suggerito agli autori il richiamo a Berlinguer. Alesina fu più tenace: disse che il riferimento a Berlinguer era sostanzialmente corretto. Nella replica precisai perché a mio avviso non poteva esserlo. […]

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