il manifesto, 3 marzo 2026
“…Si parla molto di premiare il merito, cioè i giudici più solerti. Ma gli indici di democrazia badano a un rischio che si cela dietro queste apologie meritocratiche. L’azione disciplinare che sarebbe attuata dall’Alta Corte – di fatto un giudice speciale di dubbia legittimità – potrebbe infatti ricadere non tanto sui giudici improduttivi quanto piuttosto sui magistrati che osino disturbare interessi consolidati, non semplicemente dei politici ma soprattutto dei loro committenti economici.
Quando il ministro Colbert chiese come potesse aiutare gli affari, il mercante Legendre rispose: laissez-nous faire, cioè «lasciate fare a noi» mercanti. In fondo, somiglia a quel che Giorgia Meloni dichiarò all’atto di insediamento del suo governo: «Non disturbare chi vuole fare», col diritto sempre subordinato agli indirizzi di governo. Un avvertimento per tutte le forze sociali d’opposizione, per il parlamento, per le autorità di controllo, ma anche per i giudici. Tra i vari modi in cui si sta interpretando la battaglia referendaria, questo è probabilmente il più tangibile e materiale di tutti…”
di Emiliano Brancaccio e Alberto Lucarelli