UN “REFERENDUM” CONTRO LA ‘TRUMPFLATION’

“..Trump contava di rendere queste elezioni una sorta di referendum sulla linea dura contro l’immigrazione. E invece il referendum è stato contro l’inflazione trumpiana, la cosiddetta ‘trumpflation’. In regime capitalistico di solito è un po’ demagogico attribuire grandi fenomeni macroeconomici come l’inflazione a un singolo presidente, ma bisogna ammettere che Trump ci ha messo del suo per associare il suo nome alla crescita dei prezzi. Il motivo è che l’inflazione degli ultimi due anni è in buona misura correlata a due azioni cardine della presidenza Trump: l’intensificazione della politica protezionista unilaterale e la politica di guerra all’Iran. Resta però un tipico “paradosso democratico” americano. Perché sull’inflazione Trump è stato sconfitto. Eppure il sistema americano conferisce al presidente una certa autonomia proprio sulle due politiche chiave che hanno contribuito all’inflazione. In una certa misura, cioè, Trump potrebbe ancora aggirare i vincoli del Congresso e della Corte Suprema e andare avanti. Un motivo di riflessione per chi già pensa che l’era del ‘trumpismo’ sia ormai alle spalle. La dottrina MAGA è un sintomo della crisi debitoria americana. Per moti versi sopravvivrà al suo ideatore..” (Emiliano Brancaccio, autore di ‘Libercomunismo’, intervistato da Bruno Vespa nello speciale TG1 sulle elezioni americane di midterm, 4 novembre 2026).