Emiliano Brancaccio

Emiliano Brancaccio

Ricerca, didattica e divulgazione
Research, teaching and media

Tra liberismo e protezionismo, meglio uno “standard sociale” sugli scambi internazionali

Econopoly – Il Sole 24 Ore, 3 aprile 2017

Tra le vetuste illusioni di un liberoscambismo in rotta e le inquietanti promesse di un montante protezionismo nazionalista, l’odierna disputa sui commerci non farà che alimentare il disordine globale. Eppure esistono soluzioni migliori. Protetti dalle onde deflattive che provengono dalle nazioni orientate al dumping dei salari e del welfare, i paesi che aderissero a uno “standard sociale sugli scambi di capitali e di merci”  potrebbero svilupparsi in modo coordinato e più sostenibile.

di Emiliano Brancaccio

Trump infiamma il dibattito mondiale tra liberisti e protezionisti annunciando l’introduzione di barriere commerciali USA contro l’importazione di merci dall’Europa e dall’Asia. Come alcuni avevano previsto, la grande crisi iniziata nel 2008, in larga misura irrisolta, ha portato nuovamente alla ribalta il vecchio tema dei dazi doganali. C’è chi grida allo scandalo ma a ben guardare la svolta di Trump non rappresenta un’eccezione: di fatto egli accelera una tendenza alla restrizione degli scambi che i dati ufficiali registravano già da alcuni anni, negli Stati Uniti e in gran parte del mondo. Per alcuni sarà difficile ammetterlo, ma siamo al cospetto di una tipica nemesi storica: proprio il liberoscambismo incontrollato degli anni passati è una delle cause dell’odierno revival protezionista. Per anni abbiamo voluto credere che l’accumulo di deficit e di surplus verso l’estero sarebbe stato risolto dai meccanismi spontanei del mercato. Il risultato è che alla fine della scorsa decade siamo arrivati a registrare una serie straordinaria di record dei disavanzi verso l’estero degli Stati Uniti e corrispondenti avanzi commerciali di Cina e Germania, con i primi due solo in parte rientrati e il terzo che continua imperterrito la sua corsa funesta. Oggi, dunque, ci troviamo ad addentare il frutto avvelenato degli enormi squilibri globali alimentati da quella ingenua visione liberista degli scambi internazionali. La stessa Brexit, che è stata interpretata in tanti modi creativi, andrebbe letta alla luce dell’irrisolto disavanzo britannico verso l’economia tedesca.

Continua