Emiliano Brancaccio

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L’indicibile eresia del rilancio dei salari

l’Espresso online, 12 agosto 2016

Per contrastare la deflazione in Giappone, l’ex capo economista del FMI Olivier Blanchard è arrivato a proporre un significativo aumento dei salari. Nel nostro continente, tuttavia, di ricette simili non si discute nemmeno.

di Emiliano Brancaccio

Le politiche espansive della BCE non sono in grado di allontanare l’eurozona dal precipizio della deflazione. Nei giorni scorsi l’istituto di Francoforte ha dovuto rivedere al ribasso le stime d’inflazione nell’eurozona per il 2017 e il 2018, e per la fine di quest’anno la previsione di crescita media dei prezzi nell’Unione monetaria continua a rimanere troppo vicina allo zero. La deflazione, del resto, già costituisce una realtà consolidata in alcuni paesi dell’Unione, tra cui Cipro, Grecia, Spagna, Croazia e Slovenia. Le ultime rilevazioni ISTAT indicano che pure l’Italia è invischiata nella secca della deflazione, con il calo dei prezzi che risulta confermato anche a luglio. Queste tendenze rischiano di vanificare gli effetti benefici dell’abbattimento dei tassi d’interesse: con prezzi ed entrate nominali in diminuzione sarà difficile per molti debitori, pubblici e privati, onorare gli impegni di pagamento.

La persistenza della deflazione viene solitamente spiegata con la diminuzione del costo delle materie prime. Ma questa giustificazione appare poco plausibile: se la banca centrale fosse realmente in grado di controllare l’andamento dei prezzi, in un ragionevole arco di tempo dovrebbe riuscire a scongiurare la deflazione anche in presenza di ribassi del prezzo del petrolio o di qualsiasi altro mutamento nello scenario macroeconomico globale.

Una spiegazione alternativa del persistente rischio di deflazione è che la politica monetaria della banca centrale non è in grado, da sola, di controllare la spesa aggregata e il reddito nominale e quindi, in generale, non può perseguire gli obiettivi dichiarati d’inflazione. Più precisamente, nella trasmissione della politica monetaria sussiste un’asimmetria di fondo: chiudendo i rubinetti della liquidità la banca centrale può provocare una recessione, ma aprendoli non è affatto detto che sia in grado di rilanciare l’economia.

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