Anwar Shaikh, alla ricerca delle «tendenze» del capitalismo

il manifesto, 9 ottobre 2026

“…Shaikh si definiva, con un po’ di timidezza, un «classico-keynesiano». Eppure pochi hanno contribuito altrettanto alla modernizzazione del marxismo, soprattutto attraverso il confronto sistematico con l’evidenza empirica. Non gli bastava ripetere Marx: voleva misurare, verificare, ricostruire.

L’occasione più nota giunse con la grande crisi del 2008. In una conferenza alla Izmir University, David Harvey si fece paladino di tutte le solite perplessità post-moderne contro le spiegazioni del crollo basate sulla caduta del saggio di profitto. Ma Shaikh tirò dritto: dietro il collasso finanziario sussisteva una lunga erosione di redditività, che era stata temporaneamente contrastata dalla compressione salariale e dalla discesa dei tassi d’interesse. Il credito aveva mascherato la contraddizione, non l’aveva risolta…”

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Squilibrio Usa-Cina nella guerra capitalista

il manifesto, 25 settembre 2026

“..Zelensky chiede perché la Russia, ricca di terre, pretenda ancora territorio. A domanda retorica risposta semplice: l’oggetto principale di tutte le guerre in atto non è il territorio, è la posizione gerarchica nell’ordine capitalistico futuro..”

“..Anche un filotto di G2 sorprendentemente illuminati non potrebbe risolvere tutto. Serve che le velleità belliche europee siano schiacciate da un netto dissenso democratico. Da sinistra, perché ogni ipotesi di “pacifismo fascista” è solo una fantasia horror..”

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Svensk översättning av “Parabol”

Warsh e Trump: tra debito e bolla

Radio Popolare, 17 settembre 2026

E’ più “pericolosa” la montagna di debito degli Stati Uniti oppure la bolla speculativa generata dalle Big Tech?

«Diciamo che è un mostro a due teste» racconta a Pubblica l’economista Emiliano Brancaccio, autore di Liberocomunismo (Feltrinelli 2026). «Da un lato Warsh ha bisogno di alzare i tassi di interesse per convincere gli investitori a finanziare il debito, specialmente esteri. Dall’altro lato l’aumento dei tassi determina uno sconto maggiore sui dividendi futuri attesi, quindi rischia di far scoppiare la bolla speculativa del mercato azionario, e questo metterebbe in grande difficoltà Trump. Insomma, un mostro a due teste – conclude Brancaccio – che si mangiano a vicenda. Un altro sintomo della crisi dell’ordine americano»

Link all’intervista su Radio Popolare (dal minuto 12:07)

Catastrofisti a caccia di sussidi

il manifesto, 15 settembre 2026

«Gli spiriti che ho evocato, non riesco più a liberarmene». C’è molto dell’apprendista stregone di Goethe, in questi padroni dell’AI americana che lanciano l’allarme sulla loro creatura.

Monito tutt’altro che infondato, beninteso. Non occorre evocare l’estinzione del genere umano per ammettere che l’AI sta già aumentando i rischi di attacchi informatici, manipolazioni delle masse, scontri militari incontrollati. Dario Amodei, capo di Anthropic, ha chiesto di rallentare la corsa. Sam Altman gli ha dato ragione. Elon Musk pure.

Osservandoci dai loro bunker dorati, può darsi che siano sinceramente preoccupati per noi. Tuttavia, quando gli allarmi vengono dalle segrete stanze del capitale, applicare la regola del sospetto non significa cadere in becero complottismo. Seguire il denaro, come sempre, aiuta a capire qualcosa di più […]

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La danza salottiera tra padroni e impresentabili

il manifesto, 6 settembre 2026

 

“[..] «Siamo qui, dunque siamo importanti». È dai tempi gloriosi del salotto parigino di Madame de Staël che il cerimoniale svolge la sua funzione. Da Davos a Cernobbio, essere invitati ai forum dell’establishment significa essere riconosciuti dai vertici del potere capitalistico. Obiettivo vitale soprattutto per chi, fino a ieri, era considerato «feccia impresentabile».

Vannacci che discetta con Monti all’Ambrosetti, sulle placide sponde del lago di Como, potrà dunque apparire un po’ grottesco agli occhi dei candidi che non abbiano contezza della fase. Di sicuro non è una novità della storia. [..]”

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